Ci svegliamo al mattino, tiriamo i piedi fuori dalle lenzuola, li posiamo sul pavimento e pensiamo: ah, merda, e adesso?
L’ho guardata e ho ripensato alla nostra preistorica intimità e a quanto non ne sia rimasto niente.
Un giorno sei abbracciato a un donna, la baci con tanta passione da succhiarle via il cuore e trent’anni dopo ti tratta come fossi il suo gommista.
L’amore è un materiale deteriorabile, se non lo conservi attenendoti a certe regole poi devi buttare via tutto.
“Yesterday is dead, tomorrow hasn’t arrived yet. I have just one day, and I’m going to be happy in it.” - Groucho Marx
(Fonte: indypendent-thinking)
Se l’uomo giusto non si fa vivo, consolatevi pensando che esiste un destino peggiore.
Per esempio, che si faccia vivo l’uomo sbagliato.
A volte mi sembra che bisognerebbe fare tutto alla rovescia, secondo incoscienza.
Per quanto ci si ostini a condurre una vita salutare la vita si consuma, si danneggia da sola e si sottrae a se stessa, al punto che l’unico modo per non farsi del male sarebbe quello di non nascere (non nascere per non morire). Una volta nati, sorge ben presto il dubbio, più che ragionevole, sulla consistenza della soddisfazione che si trarrebbe dal fatto di morire perfettamente sani.
Ma un sacco di volte è così, è così quasi sempre, si scopre alla fine che il dolore, tutto quel dolore, era inutile, che si è sofferto come bestie, ed era inutile, non era né giusto né ingiusto, non era bello o brutto, era solo inutile, tutto quello che puoi dire alla fine è era un dolore inutile.
Da quando sono nata, mi sono sempre sentita al di fuori, dovunque fossi, fuori dall’immagine, dalla conversazione, sfasata,
come se fossi la sola a sentire rumori o parole
che gli altri non percepiscono, e sorda alle parole che invece sembrano sentire, come se fossi fuori dalla cornice, dall’altra parte di una vetrata immensa e invisibile.
Sono passato dalla stazione. Forse volevo partire. O sognare che arrivasse qualcuno.
biancolatte:
Il dolore non accennava a diminuire. Ma Ivan Il’ič faceva uno sforzo su se stesso per costringersi a credere di star meglio. E, finché nulla lo turbava, riusciva a trarsi in inganno. Ma bastava uno screzio con la moglie, un insuccesso all’ufficio, o cattive carte al whist, per fargli sentire tutta la forza della sua malattia; un tempo sopportava quelle contrarietà dicendosi non importa, da un momento all’altro tutto s’aggiusterà, trionferò di tutto, avrò gran successo, farò grande slam. Ora invece il menomo disappunto lo stroncava e lo gettava nella disperazione. Si diceva: guarda, avevo appena cominciato a rimettermi e già la medicina cominciava a fare effetto, ed ecco, questa maledetta disgrazia (o contrarietà)…. E si arrabbiava colla sua disgrazia o colla gente che era causa delle sue contrarietà, che lo ammazzava, pur sentendo bene che era invece la sua rabbia ad ammazzarlo; ma non si poteva contenere. Parrebbe gli dovesse apparir chiaro che quel suo irritarsi contro gli uomini e le circostanze aggravava la sua malattia, e che pertanto non doveva addirittura fare attenzione alle cose che lo turbavano; ma invece lui faceva il ragionamento opposto: diceva d’aver bisogno di tranquillità, e dunque andava a cercare col lumicino tutte le cose che questa tranquillità turbavano, e trovatane appena una s’arrabbiava.
Lev N. Tolstoj